Chépecanéle
Chépecanéle s.m. = Cenone
Chépecanéle = alla lettera “capo-canale”, che non significa nulla.
E’ più probabile che derivi da baccanale = cenone affollato, baldoria, gozzoviglia.
Era tradizione che il proprietario del fabbricato offrisse una cena alle maestranze che avevano ultimato il solaio (vulté ‘i làmie), in un trattoria-cantina preavvertita dell’evento (Ciumarjille, Giuànne, Pachjireche, Meşküne, Menjille, ‘Nzaléte, ecc…)
Làmie
Làmie s.f. = Volta
Una volta era solo la cupola delle case a piano terra, costruita con conci di tufo.
Ora si intende anche il solaio in calcestruzzo armato su travetti precompressi e pignatte di laterizio.
Vulté i làmie = Ultimare il solaio.
Gettare il solaio con il calcestruzzo o chiudere la cupola con l’ultimo concio.
Ovviamente al termine del lavoro il proprietario e gli operai concludevano la giornata con una cena detta Chépecanéle = capo-canale (forse da baccanale = baldoria, gozzoviglia) in un trattoria-cantina preavvertita dell’evento (Ciumarjille, Giuànne, Pachjireche, Menjille, ‘Nzaléte, ecc…)
Onne
Onne s.f. = Onda
Oscillazione di una massa d’acqua che si alza e si abbassa al di sopra e al di sotto del livello di quiete per l’azione del vento.
Quando l’oscillazione è più intensa, in italiano si dice al plurale i cavalloni o i marosi.
In dialetto l’onne so’ jèrte = Le onde sono alte.
Ombre
Ombre s.f. = Ombra, fantasma
1) Ombra nel senso di frescura è un termine piuttosto recente. Me so’ misse all’ombre = Mi sono messo all’ombra. Fino agli anni ‘60 si diceva: me so’ misse au frişche (al fresco);
2) Ombra nel senso di spettro, fantasma, spirito. Nen passéte da llà ca jèsse l’ombre! = Non passate da lì, perché compare il fantasma