Jaddüne
Jaddüne (o jallüne) s.f. = Gallina
Femmina del gallo.
Modo di dire:
‘A jallüne fé l’öve, e au jàlle li dóske ‘u cüle = la gallina fa le uova e al gallo gli duole il culo.
C’è chi sa lamentarsi e sa prendersi i meriti.
Jaddüne (o jallüne) s.f. = Gallina
Femmina del gallo.
Modo di dire:
‘A jallüne fé l’öve, e au jàlle li dóske ‘u cüle = la gallina fa le uova e al gallo gli duole il culo.
C’è chi sa lamentarsi e sa prendersi i meriti.
Jaddenére (o jallenére) s.m. = Pollaio
Piccolo fabbricato o recinto nel quale si tengono polli, galline, ed eventualmente altri animali da cortile.
Chiaramente come il termine pollaio deriva da pollo, così jaddenére deriva da jaddüne = gallina.
Rammento che molti termini del dialetto terminanti in -dde in questi ultimi decenni si sono trasformati per l’uso in -lle, come ad esempio:
cepodde, cavadde, martjidde, ora diconsi cepolle, cavalle, martjille.
Forse erano ritenuti troppo zotici e si è voluto ingentilirli.
Mbaré v.t. = insegnare; apprendere
Il dialetto non fa distinzione tra i due verbi e usa sembre “imparare” anche per “insegnare”.
Questo stato di ambiguità si denota subito in quelli che non parlano bene l’italiano.
1) Insegnare un mestiere, l’educazione, a guidare. Io insegno a te.
2) Imparare un mestiere, ecc.. Io imparo da te. Io apprendo dalla vita.
Sutteratüre s.f. = Seppellimento, inumazione, tumulazione, sotterramento.
L’atto finale del funerale, dopo la veglia e le esequie: l’atto di deporre il corpo del defunto sotto terra.
Etimo chiarissimo da sutterré = sotterrare.
Per estensione si intende per sutteratüre anche una tumulazione, ossia la deposizione del cadavere in una tomba di muratura anziché nella terra.
Modo di dire: Cj’àgghje remìsse püre ‘a sutteratüre = Ci ho rimesso pure le spese.
Si dice quando qlcu, sperando di guadagnare in un’operazione finanziaria, che purtroppo finisce male, va a rimetterci sostanziosamente.
Non solo costui non ha guadagnato nulla, ma ha dovuto rifonderci del denaro.
Simile a “pèrde ‘nginze e capetéle” = perdere l’interesse e il capitale,
Cunzùle s.m. = Pranzo funebre
Una nostra usanza è quella di preparare un pranzo per i familiari di un defunto, al termine della sua tumulazione.
Difatti essi, dopo una lunga veglia, sono tutti letteralmente sfiniti fisicamente e moralmente.
Provvedono generalmente a organizzare questo pranzo consolatorio (da cui il nome) altre familiari, o vicini affettuosi, o amici stretti o tutti assieme.
Rappresenta un modo di onorare il deceduto soccorendo in sostanza e con immediatezza i membri della sua famiglia in quel momento di dolore.
Una bella ed estroversa dimostrazione di solidarietà e di umanità,sentimenti questi che al sud Italia sono particolarmente diffusi.