Stumachére

Stumachére s.m.= Emorroidi, malattia emorroidaria

Questo è un antico termine, ormai desueto, sentito casualmente dalla viva voce del noto poeta dialettale Franco Pinto, un formidabile depositario del nostro dialetto.

Molti termini dialettali si sono italianizzati perché i ragazzi di oggi sono tutti più istruiti rispetto alla generazione precedente.

Ad esempio non si dice più ‘u vóvete per indicare il gomito, o ‘u tetìgne per l’ascella.

Nel nostro caso oggi ormai tutti dicono ‘i murròjede o anche ‘i merròide

Vi rimando a Wikipedia:
“Le emorroidi (dal greco haîma , “sangue” e rhéó, “scorrere”) sono strutture vascolari del canale anale che giocano un importante ruolo nel mantenimento della continenza fecale. Diventano patologiche quando sono gonfie o infiammate, causando una sindrome nota come malattia emorroidaria, alla quale spesso ci si riferisce, nel linguaggio comune e anche nella divulgazione, sempre con il medesimo termine di emorroidi.”

Zighegné

Zighegné v.t. = Percuotere

Accettabili anche , zighigné, zeghegné e ‘nzeghegné.

Normalmente si tratta di una minaccia di percosse, particolarmente dolorose, perché
si tratta di pugni a mani nude diretti agli zigomi del malcapitato intimorito.

Se ‘ndòppe a chi ca m’ò singhiéte ‘a màchene l’agghja zeghegné bèlle bèlle. =

Se riesco a beccare il tizio che mi ha rigato l’auto, gli debbo assestare ben bene alcuni pugni sugli zigomi.

Fa parte della serie di botte, specifiche, come ‘ndigné, stengené, squaccé, spezzé i buccüne, palié, freché di mazzéte, fè ‘nu pandummüne,…, ecc.

Bèlle-ggènje (de)

Bèlle-ggènje (de) loc.id. = All’improvviso, subitamente, stranamente.

Indica una repentina azione compiuta senza logica, fuori da ogni aspettativa, in modo del tutto incoerente. Una decisione, un’azione cervellotica.

Giuànne, de bèlle-ggènje, c’jì fecchéte jìnd’a chése e c’jì mìsse a gredé accume a ‘nu pacce! = Giovanni, improvvisamente, si è infilato dentro casa mia e si è messo ad urlare come un pazzo.

E mmò che tte vöne? De bèlle gènje, te mìtte a chjànge pe ssènza njinde?= Ed ora che ti prende? improvvisamente ti metti a piangere senza alcun motivo?

Sinonimi:
‘nzìcchete-‘nzìcchete = inaspettatamente.
alla secherdune = di sorpresa.
tutte ‘na vòlte = repentinamente, tutto d’un tratto.

Carréte

Carréte s.f. = Carrettata

carri-botteCon questo termine si designava un quantitativo di circa 300 litri di acqua potabile.

Alcuni carrettieri, fino a metà degli anni ’50, acquistavano dall’Acquedotto Pugliese acqua potabile che poi rivendevano a terzi.

Il prezioso liquido veniva trasportato con dei carretti a trazione animale, dotati di rudimentali serbatoi metallici a forma di cilindro, antesignani dei carri-botte motorizzati.

Vendevano l’acqua prima di tutto ai privati ad uso domestico. Molti disponevano di una cisterna per l’accumulo di acqua piovana. Non tutti infatti avevano l’acqua corrente in casa in quell’epoca. Essi acquistavano una o due carrate di acqua per aumentarne la disponibilità in estate quando le precipitazioni erano assenti.

Poi la vendevano ai vari cantieri edili, scaricandone il quantitativo necessario in appositi fusti per consentire l’impasto della malta.

Talvolta anche agli ortolani locali (Orto Sdanga ad es.) per uso irriguo quando scarseggiava la loro disponibilità idrica.

Ringrazio Manfredonia Ricordi per la foto d’epoca che riprende i carri mentre attingono l’acqua in Largo Barone Cessa.

Rutìlje

Rutìlje s.m. = Oroscopo personalizzato

Bisogna sapere che fino agli anni ’40 un ambulante – di cui non so il nome – si guadagnava da vivere, oltre che aggiustando gli ombrelli, anche predicendo il futuro alle giovani donzelle di Manfredonia.

Insomma costui formulava, dietro compenso, un oroscopo vero e proprio, personalizzato, senza conoscere minimamente gli ascendenti e le menate varie riguardanti i soggetti esaminati.

Egli – guardato con timore e rispetto dalle trepide mamme – consultava un misterioso libro chiamato in dialetto “U rutìlje”. Lui stesso forse veniva identificato con questo nome.

Per l’epoca era un libro considerato infallibile, degno di rispetto reverenziale, alla stessa stregua del Vangelo:
L’adda ’ngarré: sté scrìtte sope ‘u Rutilje! = Ti andrà bene, è riportato sul libro del Rutilio.
Me so’ fatte anduvené dau Rutìlje: tenghe i punde de stèlle a 17 anne e a 29 anne, e pò baste.” = Mi son fatto predire la sorte dal Rutilio: avrò dei giorni critici soltanto quando avrò raggiunto l’età di 17 e di 29 anni.

La mia curiosità mi ha portato a fare delle ricerche in rete!
Si tratta di tale Rutilio Benincasa, nato a Torano (CS) nel 1555, e morto probabilmente nel 1626, autore di scritti tramandati di generazione in generazione per 400 anni. Tra l’altro ha compilato delle tavole sulla periodicità dell’uscita dei numeri al lotto. Insomma un tipo molto fantasioso.
“Rutilio fu astronomo, astrologo, anche se sono poche le notizie storiche su questo personaggio al cui nome sono associate vicende leggendarie, presenti talora anche nel folklore europeo o nella tradizione letteraria classica, per cui a livello popolare è considerato una delle incarnazioni del prototipo dello stregone.” (dal web)

ritrattiautori_329_ritrattoGuardate questo sito e sfogliate le pagine del libro ivi presentato:
http://www.abocamuseum.it/it/museo/centro-studi-e-ricerche/dettaglio-libro?IDOgg=102

Per scrutare il futuro, in alternativa alle previsioni prezzolate del Rutilio, le giovani donzelle la sera della vigilia di San Giovanni usavano versare l’albume di un uovo in un vaso di vetro colmo di acqua e lasciarlo tutta la notte sul davanzale della finestra o comunque al fresco. Prima di posarlo recitavano la giaculatoria: San Pjitre e San Giuànne, qual’jì la sorte ca tenghe auànne? = San Pietro e San Giovanni, qual’è la sorte che ho quest’anno?
La mattina dopo, ansiose, andavano a scoprire la loro “sorte”.

L’albume, per effetto della frescura della notte, si rapprendeva in mille filamenti e agglomerati biancastri. Le ragazze vedevano, che so, tanti fili come le sartie di un bastimento (e allora il futuro “zito” poteva essere un navigante); oppure come una matassa posata sul fondo (e allora poteva trattarsi di un funaio); oppure come un foglio ricurvo, tipo una vela (un pescatore) o come una ruota (carrettiere o mastro carraio), ecc. Le speranzose pulzelle vedevano quello che “volevano” vedere.

Strettamente legati al responso del Rutilio c’erano i cosiddetti “punti di stelle”, trattati a parte

Ci sono sempre i creduloni, e ci sono, per contro, quelli che sanno avvantaggiarsene a piene mani…

Per favore non confondete, data la somiglianza dei termini, ‘u Rutìlje con ‘u rutjille.