Bacé ‘ndèrre

Bacé ‘ndèrre loc.id. = Grazie al Cielo

Alla lettera significa baciare per terra, baciare il suolo in segno di deferenza e ringraziamento verso Dio, la sorte, la Provvidenza, come volete, per l’aiuto ottenuto, richiesto o no, sperato.

È una espressione di sollievo per scampato pericolo.
Agghja bacé ‘ndèrre se me tröve angöre vüve = devo ringraziare il Cielo se sono ancora vivo
In questo caso l’interlocutore consiglia di andare a Siponto con la lingua strainüne

È anche una esclamazione di speranza, di augurio = Béce ‘ndèrre se ’sta chése la vìnne = Ringrazia il Cielo se riuscirai a vendere questa casa (evidentemente in cattivo stato).

Bacéme ‘ndèrre se Mambredònje auànne ce salve = Speriamo che il Manfredonia quest’anno si salvi (non retroceda. Ovviamente parlo della squadra di football, non di politica).

Condividi su:
  • Facebook
  • MySpace

Ogne pöche aggiöve

Ogni “poco” giova = poco è meglio di niente. Anche un piccolo aiuto può giovare alla mia condizione di disagio.

Molte volte viene enunciato con cadenza garganica, usando pìcche al posto di pöche = poco, per rafforzare il detto, e dargli più credibilità, come se provenisse dal Saggio della montagna…

“Ogne pìcche aggióve”, decètte ‘u Mundanére…= Meglio di niente, disse il Montanaro.

Condividi su:
  • Facebook
  • MySpace

A Pasquéle

Più che un vero sfottò diretto a Pasquale, è un vecchio scioglilingua:

Pasquéle spacca a mè,
e jüje nen pòzze arrevé a spacché a Pasquéle
= Pasquale spacca me e io non riesco a spaccare Pasquale.

Notate il verbo regge il dativo (spaccare: a chi?)) e non l’accusativo (spaccare: chi o che cosa?). Ecco che affiora la strutturazione della lingua spagnola.

Ringrazio per il suggerimento il lettore Michele Murgo.

Pasquale fa venire a mente uno scioglilingua napoletano:

Pašcà, pìglia ‘a šcópa e šcópa ‘e šcale! = Pasquale, prendi la scopa e spazza le scale.

Condividi su:
  • Facebook
  • MySpace

Chi lasse péne e càppe, uéje angappe

Colui che lascia pane e mantello, va incontro a guai (guai acchiappa).

Uno dei soliti consigli per i lavoratori che escono in mare o per i campi. Non deve assolutamente dimenticare di portare con sé pane (per sfamarsi) e cappa (per coprirsi):

Mio padre faceva di meglio. Quando viaggiava con me preferiva portarsi dietro anche una bella bottiglia d’acqua. Non si fidava delle Stazioni di servizio lungo l’autostrada…

Grazie al lettore Enzo Renato per il suggerimento.

Condividi su:
  • Facebook
  • MySpace

Te ne véje? E savezìcchje nen éje!

Questa frase, a mo’ di sfottò, viene pronunciata quando qualche amico decide di accomiatarsi dalla piacevole compagnia, magari perché si è fatto tardi e l’indomani dovrà alzarsi presto.

Tradotta alla lettera è: te ne vai? e salsicce non ne hai (l’azione della distribuzione delle ipotetiche salsicce avverrà dopo che l’amico sarà andato via). Correttamente doveva coniugarsi al futuro: salsicce non avrai.

Lo sfottò diventa più feroce quando prosegue, in seconda battuta: E püre se rumanjive savezìcchje nen’avjìve! = E anche se rimanevi, salsicce non ne avevi (ugualmente)!

Ovviamente una bella risata congeda l’amico frettoloso.

Ringrazio del suggerimento il lettore Michele Murgo

Condividi su:
  • Facebook
  • MySpace