Nzólte

Nzólte s.m. = Insulto

In medicina si definisce insulto un attacco, un accesso, un’insorgenza improvvisa e violenta di una manifestazione patologica. Per esempio: un insulto d’asma.

Era uno sfogo di una madre contro il proprio figlio monello che non l’ubbidiva:

T’ uà venì ‘nu nzólte….t’uà venì jüne e bùne! = Ti deve colpire un attacco cardiaco! Ti deve colpire uno solo, ma micidiale.

Alla lambe…

Per questione di spazio trascrivo qui il detto:

Alla lambe, alla lambe,
e chi möre, e chi cambe,
e chi cambe alla furcjüne
e ze’ mòneche ‘i Cappuccjüne!

= Davanti alla lampada votiva del cimitero, (sta) chi muore e chi vive, chi vive (pensando sempre) alla forchetta (come lo) zio frate dei Cappuccini.

Era questa la fase iniziale del gioco dei quattro cantoni che si giocava in cinque all’incrocio di due strade.

Era una specie di sorteggio per stabilire chi doveva andare “sotto”, e cercare di conquistare il cantone mentre gli altri quattro se lo scambiavano.

Dunque, un bambino si metteva al centro del crocevia, con un braccio sollevato e la mano piegata in modo che il palmo fosse rivolto verso terra. Gli altri quattro con l’indice toccavano il palmo della sua mano.

Allora si cantava insieme questa specie di filastrocca, sul motivo di giro-girotondo, al termine della quale ognuno lasciava la “lambe” e cercava di raggiungere velocemente uno dei quattro cantoni.

Chiaramente i concorrenti erano cinque e gli angoli quattro: uno restava necessariamente “fuori” e perciò andava “sotto”.

Tìppe-tàppe-abbàsce

Tìp-tàp-giù

Era un gioco semplicissimo che si faceva usando biglie, o bottoni, o tappi di bottiglia, o sassolini, o caccianózzele (noccioli di albicocca).

Bastavano due bambini e una buca nella sabbia (o anche un cerchio disegnato col carbone su una superficie piana).

Da una certa distanza stabilita si doveva spingere in tre mosse (1 tìppe, 2 tappe, 3 abbàsce) l’ggetto nella “base” usando un dito.

Per similitudine si enunciava questo detto quando qlcu ha ingollato in brevissimo tempo un bicchierone di birra o un piatto di pasta (in italiano si direbbe “in quattro e quattr’otto”, o “in men che non si dica”).

Mattö’, e checcà, ha fatte tìppe-tappe-abbàsce! Te putjive strafuché…
= Matteo, e che diàmine, hai fatto in un lampo! Ti potevi strozzarti…

Ngulazzéje

Ngulazzéje v.t. = Ribaltare.

Specificamente ri riferiva (visto che ormai i carretti a trazione animale sono scomparsi del tutto) al carretto, distaccato dal cavallo, veniva lasciato in posizione di riposo con la culazze poggiata sul piano della piazzola e le stanghe sollevate.

Culàzze

Culàzze s.f. = Retro, terga.

Parte posteriore di un veicolo a trazione animale (carretto, carrettone, calesse).

Appùgge ‘a culàzze ‘mbacce ‘u müre = Appoggia il retro contro la parete.